Oggi è l’ultimo giorno del mondo. Altro che 21 dicembre. I calcoli sono stati sbagliati. Gli studiosi hanno corretto il tiro ed hanno anticipato a domani la fine di tutte le cose che coincide, guarda caso, col transito di Venere davanti al Sole (e la prossima volta - se il mondo, così come lo conosciamo, avesse avuto l’opportunità di continuare a girare – sarebbe dovuta avvenire nel 2117).
Ed io che speravo di assistere agli Europei di calcio e di guardare la Nazionale vincere il titolo (perché succede ogni qual volta un gruppo di calciatori gioca le ‘bollette’: 1982 e 2006); all’addio dell’Euro e al ritorno della Lira; alle elezioni di ottobre e a Beppe Grillo che diventa Premier (e dovrei votare pure per il nuovo presidente della Regione Siciliana, magari per un magistrato).
Peccato. Anche perché non mi è arrivata alcuna telefonata. Non sono stato sorteggiato come custode della razza umana per andare da qualche parte in Tibet e salire su un’arca di Noè. Sono destinato alla scomparsa. Ed io che avrei voluto sposarmi, mettere su famiglia, diventare ricco e famoso quanto Fabrizio Corona.
Quasi quasi resto dove sono. Seduto su una scrivania ad aspettare la fine del mondo, condividendo status su Facebook e twittando all’impazzata.
O magari la finisco di scrivere minchiate e riprendo a lavorare.





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