Non c'è solo, purtroppo, il ragazzo intervistato dal giornalista di TgCom, che ha fatto infuriare la rete ma ci sono anche altri casi, soprattutto su Facebook, che dimostrano la presenza di anomalie nella società, potenzialmente pericolose. Ne ho dovuto subire una ieri poco dopo aver pubblicato questo status sul mio profilo:   Un tizio, che a quanto pare - come confessato da lui stesso - si occupa anche di giovani autistici,

ha dapprima replicato con "sono felicemente complice", dopodiché ha pubblicato una serie di status e immagini con cui ha giustificato e minimizzato quanto accaduto ieri a Milano. Spinto dal disgusto per ciò che ho letto, ho deciso di condividere quello che è riuscito ad affermare questa persona (ho naturalmente omesso il nome e la faccia ma chi mi segue su Facebook sa di chi sto parlando...):

Ormai è diventata una consuetudine. Ogni qual volta c'è una finanziaria regionale alle porte, gli ex PIP minacciano di bloccare Palermo per farsi ascoltare dai Palazzi d'Orleans e dei Normanni, rispettivamente sedi della Presidenza e dell'Assemblea Regionale Siciliana. Lo scopo è sempre lo stesso: la salvaguardia della propria posizione lavorativa e, quindi, del proprio salario. Non importa, insomma, quale debba essere la fonte da cui attingere per garantire la sussistenza al bacino degli ex Pip, basta che si trovino i soldi e la minaccia è, anche in questo caso, la solita: creare tensione, rendere la vita difficile agli altri palermitani. Ma c'è un ricatto ancora più subdolo, contro il quale la classe politica siciliana non può fare nulla

perché non può farne a meno: il voto. Già. Qual è quel politico che, soprattutto in relazione a un 2015 che potrebbe "regalare" l'accoppiata elezioni comunali/elezioni regionali, rinuncia ai tanti consensi che si possono ottenere nel dire di sì, senza se e senza ma, agli ex PIP e compagnia bella? Perché, dietro ad ogni singolo lavoratore, ci sono famiglie, parenti e amici. Gli ex PIP (creatura vorace della politica) lo sanno e agiscono puntualissimi quando è il momento della spartizione dei soldi pubblici, con buona pace del fine che un'amministrazione dovrebbe avere: il perseguimento del bene comune. Poi, però, non lamentiamoci se paghiamo la TARI ma l'immondizia è a un palmo di naso. Foto da LiveSicilia.it

Il tanto acclamato vertice dell'Unione Europea, che si è svolto ieri, si è concluso con un nulla di fatto, nonostante i tentativi del premier Matteo Renzi di rendere l'apparenza più digeribile ai cittadini italiani. Non si può definire affatto un successo la decisione di triplicare i fondi per l'operazione Triton, visto che si è partiti da una base ridicola, rispetto alla cifra spesa con l'operazione Mare Nostrum, ovvero 2.9 milioni di euro al mese contro i 10 milioni della missione voluta dal governo di Enrico Letta. In pratica, un milione di euro in meno. Il mandato di Frontex, inoltre, non si allarga, restando così ancorato alla gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Nessun incarico ufficiale, quindi, per recuperare e salvare i migranti (al contrario di "Mare Nostrum") ed è una banalità sostenere che il diritto marittino già impone l'intervento di soccorso a tutte le mani (peccato, però, che tale direttiva provenga soprattutto dalla Guardia

Costiera e dalla Marina Militare del nostro Paese, com'è accaduto in relazione alla tragedia avvenuta pochi giorni fa nelle acque libiche). A proposito, poi, della possibilità di distruggere i barconi a bordo dei quali s'imbarcano migliaia di migranti, su cui speculano gli scafisti (e le amministrazioni libiche compiacenti), il Consiglio dei 28 ha detto sì al documento in cui è inclusa quest'opzione ma senza la legittimità delle Nazioni Unite è carta straccia. Lo ha ricordato Angela Merkel, affermando che "per qualsiasi missione militare in Libia serve una base di diritto internazionale". Infine, nonostante Renzi (lo sconfitto) abbia detto che gli Stati dell'Unione Europea si siano detti disponibili all'accoglienza dei migranti, la cancelliera tedesca ha tenuto a precisare che la necessità della «registrazione dei rifugiati in modo adeguato secondo le regole Ue», mentre il premier britannico David Cameron ha sottolineato che il Regno Unito aiuterà con i mezzi ma senza concedere asilo. Ergo, un vertice in cui c'è stato tanto fumo ma…

Finché si crede di risolvere il problema pensando agli effetti e non alle cause del flusso migratorio che attraversa il Canale di Sicilia, tragedie terrificanti come quelle avvenute oggi si ripeteranno. E non è esagerato sostenere che la morte di ogni naufrago sia sulla coscienza di chi perde tempo a parlare anziché intervenire soprattutto sulle coste libiche per un'operazione internazionale di pulizia contro chi sfrutta economicamente la sofferenza e la disperazione di chi s'imbarca. La soluzione dovrebbe essere una e una soltanto: una flotta militare che si diriga verso la Libia e che lì, innanzitutto, blocchi sul nascere i viaggi dei barconi, non perché non dobbiamo permettere che giungano da noi ma perché dobbiamo salvare a loro la vita, organizzando delle missioni ad hoc. Dopodiché, intervenire militarmente in Libia e affrontare a campo aperto le associazioni criminali che rimpinguano le proprie tasche con le migliaia di dollari che spendono i migranti

per tentare di raggiungere le coste dell'Europa. E solo lì, allestendo campi profughi, individuare i rifugiati politici, aiutandoli a recarsi nei Paesi europei di destinazione o dove si possono accogliere con strutture efficienti. Insomma, bisogna andare alla fonte del problema, in Libia, disordinata da un'intervento di stampo economico nella fine del 2011 - voluto dai francesi e suffragato dagli americani - e abbandonata a tribù e fazioni (e, piaccia o non piaccia, aveva ragione da vendere l'allora premier Silvio Berlusconi). L'Unione Europea non può stare a guardare. Altrimenti a che diavolo serve? Solo per spillare soldi ai governi in difficoltà? Bruxelles, infatti, continua a non farsi carico del flusso migratorio. Ed è fastidioso che Matteo Renzi, anziché prendere una posizione rigida e minacciare perfino l'addio all'UE senza un impegno di tutta l'Europa, si accodi alla neutralità imposta. Nella foto il cimitero delle barche a Lampedusa fotografato da me nell'agosto del 2009.