Da un lato c'è Fabrizio Corona, il "paparazzo" che rischia, dopo la decisione della Corte di Cassazione di annullare il "cumulo" deciso da GIP, di restare in carcere 13 anni anziché 9, colpevole di estorsione ai danni di diversi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport (inchiesta "Vallettopoli"). Dall'altro c'è Fabrizio Schettino, il comandante della Costa Concordia, per cui è stata richiesta una condanna a 26 anni di reclusione, accusato di essere stato il responsabile del naufragio che ha portato alla morte 32 persone. E, poi, c'è Alessio Burtone, condannato nel 2012 a 8 anni di reclusione per aver ucciso, con un pugno, un infermiera rumena nell'ottobre del 2010, a Roma, e uscito di galera dopo quattro anni, affidato

ai servizi sociali. Senza dimenticare i vari Michele Misseri (condannato a 8 anni di reclusione per concorso nella soppressione del cadavere della nipote Sarah Scazzi) o Luigi Spaccarotella, il poliziotto che uccise il tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, condannato a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario. Tutto questo per un semplice pensiero: la giustizia italiana ha in sé dei corti circuiti che generano situazioni così diverse le une dalle altre. E l'omicidio, il reato più grave che ci sia, dovrebbe essere punito sempre e comunque più di qualsiasi altro reato. Infine, un pensiero su Corona: nessuna difesa per quello che ha commesso, però mi sorprende il fatto come i giudici siano così "cruenti" contro di lui: non è che tale rigidità è anche frutto della "mediaticità" del fotografo? 

Adoro la grammatica italiana. Perché non è "semplice" come quella inglese. Ad esempio per quanto riguarda l'articolo determinativo. È risaputo, infatti, che gli anglofoni ne usano uno ed uno soltanto: the. E con questo si sbrigano quando devono determinare qualcosa, che sia maschio, femmina o neutro. In Italiano, invece, ne abbiamo ben cinque, uno per ogni "occasione". E non finisce qui: perché bisogna saperlo affiancare come si deve e non sempre è così intuitiva la scelta. Ad esempio, uno degli errori più comuni è l'articolo prima di "pneumatico", tant'è che il quesito si trova spesso nei test di grammatica, anche (e soprattutto) universitari. Non è raro, infatti, che qualcuno toppi con "il pneumatico" (a proposito, su oponeo.it ne trovate quanti ne volete) e, di conseguenza "i pneumatici". In realtà, la soluzione è una ed una soltanto (perché la grammatica, come la matematica, non è un'opinione): lo pneumatico e gli pneumatici.

Dai, su, confessate: avete mai sbagliato, almeno una volta? E ora un'altra parola: alluvione. In questo caso siamo di fronte ad un dubbio che colpisce soprattutto i giornalisti quando c'è da dare (purtroppo) la notizia di una catastrofe ambientale: è maschio o femmina? Il problema non si pone quando bisogna utilizzare il sostantivo al singolare: l'alluvione. Ma se sono più di uno? La risposta esatta è, udite udite, "le alluvioni". Detto ciò, è giusto poi ricordare, sempre a proposito di articoli che: giammai bisogna usarli davanti ai nomi di città o piccole isole! Ed è sconsigliatissimo l'utilizzo per dare rapidità e concisione al discorso (esempio: "prendi carta e penna" e non "prendi la carta e la penna") e nelle esclamazioni ("Forza ragazzi"). Ed evitate, per carità, di utilizzare l'articolo prima dei nomi propri (il Marco, la Giulia...): si tratta di una cattiva usanza tipica del nord che lì deve restare.

Il Palermo ha chiuso il girone d'andata con 26 punti, gli stessi di Inter e Milan. Decimo posto in classifica, frutto di sei successi, otto pareggi e cinque sconfitte. E la domanda adesso è: qual è deve essere l'obiettivo dei rosanero dalla prossima partita fino alla conclusione del campionato? Punti alla mano, la Lazio - che occupa il 5° posto, ovvero l'ultimo valido per la qualificazione in Europa League - dista cinque punti. Il Cagliari - che si trova al terz'ultimo posto - è lontano ben dieci lunghezze. In pratica, la squadra di Iachini è più vicina all'Europa che all'inferno. Perché allora non (ri)cominciare ad essere ottimisti, con il principio che "comunque vada, sarà un successo"? Già, perché con gente come Paulo Dybala e Franco Vasquez non si può più temere di tornare

laddove i tifosi del Palermo hanno penato nella passata stagione. Il gap con le squadre che lottano per la salvezza (Parma, Cesena, Cagliari, Chievo e Empoli) è considerevole ed ora avremo la fortuna/sfortuna di un calendario inizialmente ostico per poi concludere con uno più agevole. Insomma, ci sono tutte le carte in regola per divertirci e credere in qualcosa di straordinario non costa nulla. Capisco la scaramanzia di Iachini & Co., che continuano a parlare di salvezza da raggiungere (e, visto come stanno andando le ultime tre, bastano meno di 40 punti), ma partite come quelle di sabato scorso (pareggio interno con la Roma che sa più di due punti persi che di uno guadagnato) dimostrano che la squadra rosanero ha entusiasmo da vendere e soprattutto ha la consapevolezza di essere "fastidiosa" per chiunque.

Quanto è avvenuto al TGS è figlio dei tempi. In estrema sintesi, infatti, è accaduto che tanti colleghi giornalisti abbiano deciso di abbandonare la redazione di via Lincoln, dove ha sede il Giornale Di Sicilia, perché non hanno accettato di dedicarsi ai servizi video anche dal punto di vista tecnico (in pratica, usando una propria videocamera). Il motivo? Tutti i tecnici sono finiti in cassa integrazione. E cosa decidono i vertici del Giornale? I giornalisti devono adoperarsi per occuparsi anche dei servizi, aumentando di pochi euro la retribuzione. Ora, da un lato ci sta che il giornalista di oggi sappia come usare una videocamera e impari i rudimenti del montaggio (che, comunque, non potrà mai essere buono come quello di un tecnico che lo fa

per mestiere). Lo richiedono il nuovo modo di "fare una notizia" e i canali in cui questa si condivide. Ma con alcuni però: 1) non puoi pretendere che ogni giornalista abbia una videocamera; 2) non puoi pretendere che lo faccia per una retribuzione che basterebbe a malapena a coprire "le spese di viaggio" per andare nei luoghi della notizia. C'è, comunque, chi ha deciso di restare (e non può né deve essere criticato) e chi ha preferito cercare fortuna altrove (ma di questi tempi, soprattutto nel mondo del giornalismo, la ricerca può essere assai difficoltosa). Resta, però, l'amarezza in bocca di una professione che, più passa il tempo, più sta indossando le vesti dell'hobby (come ha dimostrato anche l'uscita su Facebook dell'assessore regionale Pizzo).