"Il cliente ha sempre ragione". Una delle frasi più famose che riguardano il rapporto commerciale. Ma vale in ogni caso? No, soprattutto nel campo della comunicazione online dove il motto andrebbe cambiato così: "Il cliente non ha necessariamente sempre ragione". In primo luogo, perché va consigliato. Se ha contattato un professionista, allora significa che il cliente non avrebbe potuto fare una determinata azione con i propri mezzi, non avendone la competenza. E, di conseguenza, non è detto che il suo modo di vedere le cose, di scegliere una strategia piuttosto che un'altra, il modello di un sito anziché un altro, sia quello idoneo per raggiungere gli obiettivi prefissati o previsti. Il cliente, infatti, va consigliato. Vanno finanche smontate le sue idee, in maniera cinica e con teorie "alla mano", fatto salvo il "è vero ciò che tu

dici ma è anche vero che...". Il rischio è essere antipatici, arroganti o peggio perdere il cliente? Pazienza, la professionalità prima di tutto e soprattutto l'opportunità di partecipare ad una "causa" che, se non si ha carta bianca, è meglio lasciare perdere, perché chi si occupa di comunicazione online non è un manovale ma, in primis, un consulente. E tutto ciò che sa è frutto di esperienze sul campo, di numeri e di studi tematici. Certo, si potrebbe optare per trovare disperatamente un compromesso con il cliente e sarebbe l'ideale. Ma la comunicazione sul web non è una questione di "gusto" né un'arte nota a tutti (altrimenti non esisterebbe questa professione, visto che siamo tutti bravi) ma un mestiere vero e proprio. Perché bisogna puntare non su ciò che è "bello" ma su quello che è "utile".  

Premesso doverosamente il dispiacere per una giovane vita che si è spezzata, sono certo che la Camorra stia "sguazzando" su quanto avvenuto a Napoli il 4 settembre scorso. Sì, perché - ma sarei felice di essere smentito - ho letto raramente di cortei di napoletani quando a morire è stato un innocente per mano dei camorristi. Qui, invece, c'è un carabiniere di mezzo, giovane pure lui, e sono convinto che in troppi stanno strumentalizzando la tragedia per attaccare le Forze dell'Ordine. Ci sta, naturalmente, che i genitori, i parenti e gli amici di Davide Bifolco siano arrabbiati e desiderosi di giustizia

(ma meno la pubblicazione delle fotografie del cadavere su Facebook per fomentare ancora più odio). E speriamo che presto gli inquirenti possano fare luce sulla dinamica dell'omicidio. Ma non bisogna essere né ipocriti né pervenisti: questo terribile dramma familiare è utilizzato anche per dare il fianco a chi vuole colpire solo e soltanto chi ogni giorno si prodiga per la sicurezza di tutti i cittadini, soprattutto in città come Napoli (e Palermo, aggiungo). Fare di tutta l'erba un fascio è sempre un grave errore. A maggior ragione in casi come questi, perché chi porta la divisa va rispettato, tutelato e difeso.

Leggo qua e là tanti appelli che chiedono a Biagio Conte, responsabile della Missione Speranza e Carità, di non abbandonare Palermo. Anche la carità, però, ha un costo, soprattutto perché laica. In che modo il "Pubblico" (che sia Comune o Regione), che dovrebbe avere come obiettivo principale quello di garantire beni e servizi ai cittadini, può e "deve" dare una mano? Quel che sta mancando, infatti, è la crisi della solidarietà

attiva dei privati ma non si può imporre a nessuno di fare del bene, perché riguarda la sfera personale e questi, si sa, sono tempi difficili, in quanto non esiste soltanto la povertà visibile ma si sta incrementando quella "invisibile". La Missione di Biagio Conte va in qualche modo salvata e, poi, salvaguardata, ma la soluzione è difficile perché le scorte delle risorse sono sempre più esigue.

Il tempo, in teoria, non esiste. Lo ha creato l'uomo per misurare le proprie azioni. Ecco perché non si può pretendere di cambiarlo ma di gestirlo. Consapevolezza fondamentale per chi, come me, ogni giorno deve fare i conti con molti e diversi compiti da svolgere. Due i principi che seguo scrupolosamente: Step by Step. Meglio procedere con ordine, magari redigendo una lista di cose da fare (to do list), così da "spuntare" il lavoro svolto. Occuparsi, poi, di ogni singolo punto, compiutamente e, solo dopo averlo concluso, procedere al successivo. Evitare, quindi, di interrompere un compito per farne un altro. Non badate alla "pressione" di eventuali e-mail ricevute o telefonate

(si può anche non rispondere, se impegnati, e richiamare in un momento in cui si è più liberi). Ogni cosa a suo tempo e tutti possono aspettare il proprio turno (e saranno soddisfatti a dovere). Non esiste solo il lavoro. Ritagliarsi un po' di tempo per se stessi e per chi vi sta accanto (faccende personali, domestiche, svago). Darsi un orario di lavoro e cercare di rispettarlo (salvo emergenze), magari attribuendo al rosso in calendario il senso che merita. Il cervello ha bisogno di svago, di ricaricare le batterie (non solo mentre dorme), di svuotarsi (se è sovraccarico e iperattivo, rischiate perfino di diventare degli insonni cronici).