Il tanto acclamato vertice dell'Unione Europea, che si è svolto ieri, si è concluso con un nulla di fatto, nonostante i tentativi del premier Matteo Renzi di rendere l'apparenza più digeribile ai cittadini italiani. Non si può definire affatto un successo la decisione di triplicare i fondi per l'operazione Triton, visto che si è partiti da una base ridicola, rispetto alla cifra spesa con l'operazione Mare Nostrum, ovvero 2.9 milioni di euro al mese contro i 10 milioni della missione voluta dal governo di Enrico Letta. In pratica, un milione di euro in meno. Il mandato di Frontex, inoltre, non si allarga, restando così ancorato alla gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Nessun incarico ufficiale, quindi, per recuperare e salvare i migranti (al contrario di "Mare Nostrum") ed è una banalità sostenere che il diritto marittino già impone l'intervento di soccorso a tutte le mani (peccato, però, che tale direttiva provenga soprattutto dalla Guardia

Costiera e dalla Marina Militare del nostro Paese, com'è accaduto in relazione alla tragedia avvenuta pochi giorni fa nelle acque libiche). A proposito, poi, della possibilità di distruggere i barconi a bordo dei quali s'imbarcano migliaia di migranti, su cui speculano gli scafisti (e le amministrazioni libiche compiacenti), il Consiglio dei 28 ha detto sì al documento in cui è inclusa quest'opzione ma senza la legittimità delle Nazioni Unite è carta straccia. Lo ha ricordato Angela Merkel, affermando che "per qualsiasi missione militare in Libia serve una base di diritto internazionale". Infine, nonostante Renzi (lo sconfitto) abbia detto che gli Stati dell'Unione Europea si siano detti disponibili all'accoglienza dei migranti, la cancelliera tedesca ha tenuto a precisare che la necessità della «registrazione dei rifugiati in modo adeguato secondo le regole Ue», mentre il premier britannico David Cameron ha sottolineato che il Regno Unito aiuterà con i mezzi ma senza concedere asilo. Ergo, un vertice in cui c'è stato tanto fumo ma…

Finché si crede di risolvere il problema pensando agli effetti e non alle cause del flusso migratorio che attraversa il Canale di Sicilia, tragedie terrificanti come quelle avvenute oggi si ripeteranno. E non è esagerato sostenere che la morte di ogni naufrago sia sulla coscienza di chi perde tempo a parlare anziché intervenire soprattutto sulle coste libiche per un'operazione internazionale di pulizia contro chi sfrutta economicamente la sofferenza e la disperazione di chi s'imbarca. La soluzione dovrebbe essere una e una soltanto: una flotta militare che si diriga verso la Libia e che lì, innanzitutto, blocchi sul nascere i viaggi dei barconi, non perché non dobbiamo permettere che giungano da noi ma perché dobbiamo salvare a loro la vita, organizzando delle missioni ad hoc. Dopodiché, intervenire militarmente in Libia e affrontare a campo aperto le associazioni criminali che rimpinguano le proprie tasche con le migliaia di dollari che spendono i migranti

per tentare di raggiungere le coste dell'Europa. E solo lì, allestendo campi profughi, individuare i rifugiati politici, aiutandoli a recarsi nei Paesi europei di destinazione o dove si possono accogliere con strutture efficienti. Insomma, bisogna andare alla fonte del problema, in Libia, disordinata da un'intervento di stampo economico nella fine del 2011 - voluto dai francesi e suffragato dagli americani - e abbandonata a tribù e fazioni (e, piaccia o non piaccia, aveva ragione da vendere l'allora premier Silvio Berlusconi). L'Unione Europea non può stare a guardare. Altrimenti a che diavolo serve? Solo per spillare soldi ai governi in difficoltà? Bruxelles, infatti, continua a non farsi carico del flusso migratorio. Ed è fastidioso che Matteo Renzi, anziché prendere una posizione rigida e minacciare perfino l'addio all'UE senza un impegno di tutta l'Europa, si accodi alla neutralità imposta. Nella foto il cimitero delle barche a Lampedusa fotografato da me nell'agosto del 2009.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ancora una volta dimostrato di essere inadeguata al ruolo che ricopre, perché continua a non guardare la realtà scevra da preconcetti ma a interpretarla ideologicamente. Sostenere che bisognerebbe togliere la scritta "Mussolini Dux" sull'obelisco del Foro Italico fa il paio con la distruzione della memoria perpetrata dall'Isis in Iraq. Non c'è, infatti, alcuna differenza nel volere cancellare la storia con chi sta compiendo crimini contro il percorso millenario dell'umanità in Medio Oriente. Piaccia o non piaccia, infatti, prescindendo da ogni appiattimento ideologico che deriva dalle celebrazioni del 25 aprile, il fascismo rappresentò un'epoca dello Stato italiano da condannare per l'applicazione dell'antidemocrazia e per avere condotto l'Italia ad una guerra disastrosa, alleandosi con la follia nazista; ma non da cancellare dalle colonne (lo disponevano i Faraoni nell'Antico Egitto contro i propri avversari politici). A tal proposito, mi piace ricordare una lezione che tenne il mio professore di Storia (di orientamento di sinistra) nell'ultimo anno di

Liceo Classico, a proposito del fascismo. In sintesi, disse che non bisogna mai considerare come elemento secondario il consenso della massa che ruotava attorno a Benito Mussolini. Il capo del fascismo, infatti, seppe convogliare su di sé la voglia di riscatto di un popolo mutilato dalle decisioni del Trattato di Versailles del 1919, dopo la fine del primo conflitto mondiale; seppe risvegliare l'orgoglio italiano contro l'arroganza di chi non voleva che Roma avesse "un impero" in Africa, pur avendo colonie sparse qua e là per il globo, con tanto di schiavismo secolare; seppe rispondere alle conseguenti sanzioni economiche, trasformando un problema in una risorsa, "coltivando" il principio della nazionalizzazione della produzione, ovvero il vivere con ciò che si realizza nella propria terra. E, dal punto di vista architettonico, il fascismo produsse magnificenze non solo per un mero gusto estetico così da dimostrare la potenza di Mussolini. Come non ricordare, ad esempio, le maestose ed efficienti strutture dei Palazzi di Giustizia? Oppure…

No, certe cose non posso mandarle giù. Mentre cenavo ho avuto la sfortuna di sentire le parole del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, intervistato da Paolo Liguori, su TgCom24. Facendo riferimento alla sua rielezione del maggio 2012, Orlando ha detto, in sintesi, di essersi ripresentato perché non poteva sopportare lo stato di degrado in cui versava la città e la sua popolazione. Ma non è andata affatto così. Alle primarie per la scelta del candidato di centrosinistra, Orlando sostenne Rita Borsellino e, durante una famosa conferenza stampa, l'attuale primo cittadino promise questo: https://www.youtube.com/watch?v=yyo1ov0mbFE Rita Borsellino, però, perse le primarie che, invece, furono vinte da Fabrizio Ferrandelli. E

fu proprio per quest'esito che Orlando decise di candidarsi, delegittimando così il voto. Sì, è vero che i palermitani in massa lo hanno votato ma è anche vero che se Orlando avesse accettato il risultato delle primarie (così come eticamente avrebbe dovuto fare), adesso il sindaco sarebbe il suo ex pupillo che gli fece lo sfregio di volere proporsi in prima persona. Orlando, insomma, stasera ha mentito, sapendo di mentire. Ma ha potuto prendere in giro i telespettatori del resto d'Italia con una buona dose di populismo e non i palermitani che conoscono la storia recente della politica cittadina.